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lunedì 21 marzo 2011

Autorizzazioni Insegne: ma dov'è la semplificazione?

"Per il Regolamento Comunale sulle Imposte pubblicitarie chiunque installa o colloca un insegna, anche nel proprio spazio privato di attività, oltre a pagare la tassa relativa, deve presentare domanda di autorizzazione, rinnovabile ogni tre anni. Basta esaminare il modulo in allegato, per comprendere quanto tutto questo, in un epoca di forte richiesta di semplificazione amministrativa, "pesa" sulle attività. Il modulo per l'autorizzazione fa sorgere agli imprenditori domande che non sono mica senza senso:  a) le domande esaminate giungeranno ad autorizzazione o riceveranno motivato diniego entro un determinato periodo di tempo?;b) l’'Ufficio Cartellonistica presso il Comando di Polizia locale (che ha il compito di esaminarle), riuscirà ad visionarle non solo secondo uno stretto ordine cronologico di presentazione al protocollo del comune, ma anche assecondando tutte quelle attività che potrebbero vedersi negare l’autorizzazione nel periodo stagionale? L’ufficio competente, secondo proprie regole, potrebbe, infatti, richiedere alle attività un ulteriore richiesta di integrazione o modifiche alla soluzione progettuale in essere presentata con la domanda; c) la domanda, da compilarsi sull'apposito modulo in allegato, dovrà essere, per forza, corredata da progetto con relativa descrizione tecnica, come se questa fosse un opera di natura edilizia'? Dovremmo presentare un bozzetto del messaggio pubblicitario esposto? Dovremmo presentare una documentazione fotografica che illustri il punto di collocazione? d) A quando la scadenza di presentazione delle domande di autorizzazione?Tutto questo realizza una sommatoria devastante per un impresa: costi impropri e perdita di tempo per "inseguire" la pratica.
In questo momento di epocale crisi economica è più che mai indispensabile  porre attenzione alle necessità del mondo produttivo che vorrebbe poter operare con la massima celerità, senza subire, come spesso accade, gli eccessi di burocrazia che, purtroppo, a volte paralizzano le attività.
Le pratiche connesse alle autorizzazioni di insegne risultano spesso sproporzionate rispetto al bene da installare e a volte del tutto identiche a quelle necessarie per ottenere il permesso di costruire. Un fenomeno negativo che interessa anche la Pubblica Amministrazione di Jesolo. Questa dovrebbe essere, infatti, la prima interessata a recepire meccanismi ed istituti semplificativi:  soluzioni efficaci per migliorare e snellire l’attività burocratica di tutti i Comuni, con indubbio vantaggio per le attività produttive e commerciali ma anche per la Pubblica Amministrazione, sia in termini di qualità del servizio ai cittadini sia in termini di riduzione dei costi. Si dovrebbe facilmente intuire che un insegna non ha niente a che fare con un opera edilizia o ingegneristica: un autorizzazione non deve perciò essere un obbligo ma un opportunità per chi la richiede. E’  giusto pertanto che le procedure debbano essere semplificate. Una semplificazione da ritenersi un beneficio non solo per l’operatore che deve eseguire l’intervento e per il cittadino (che necessità di esporre l’insegna in tempi ragionevoli) ma anche per le Amministrazioni che risparmiano tempo nell’espletamento delle pratiche.
La Suprema Corte ha ritenuto in più occasioni che l’installazione di un manufatto pubblicitario non necessita di autorizzazione o concessione edilizia (definizione dei titoli edilizi ante T.U. Edilizia del 2001, ora permesso di costruire), trattandosi di intervento che non comporta una trasformazione urbanistica del territorio e che, quindi, tra l’altro, non integra gli estremi di alcun reato urbanistico.In sintesi i ragionamenti effettuati dalla Corte di Cassazione si basano sul presupposto di assoluto buon senso che un insegna (o altro mezzo pubblicitario), spesso di modeste dimensioni, non possa in alcun modo rientrare nella previsione legislativa che richiede l’autorizzazione edilizia, o altro titolo edilizio abilitante ivi compresa la DIA edilizia. Anche il Giudice Amministrativo ha avuto modo di pronunciarsi sul punto.“Il cartellone che pubblicizza l’attività svolta, per i materiali di cui è composto, per la funzione che assolve e per la sua consistenza meramente bidimensionale, non produce perturbazioni di natura urbanistico – edilizia tali da essere assoggettato al regime concessorio.” (T.A.R. Lombardia, Sezione II, 07 Giugno 1991 n. 995, in Trib. Amm. Reg., 1991, I, 2878).
“Anche l’installazione di cartelloni pubblicitari sulla facciata di un edificio [n.d.r. insegna di esercizio], se di rilevanti dimensioni, costituisce un intervento sul patrimonio edilizio esistente, in quanto capace di modificarne l’estetica in modo duraturo, necessita quindi, del rilascio di un provvedimento abilitativo da parte del Comune, che può essere un’autorizzazione e una concessione, a seconda del diverso impatto urbanistico dell’intervento” (TAR – Emilia Romagna – Parma 24/04/1991, n. 126).“L’installazione di cartelli pubblicitari, di dimensione non trascurabile e stabilmente infissi al suolo, assume rilevanza ai fini urbanistici ed è necessariamente soggetta al preventivo rilascio di apposita concessione o autorizzazione edilizia” (TAR Umbria Perugia 23/08/1997, n. 479).
Non ultimo errore, a mio avviso, è di non aver comunicato ai cittadini questa ulteriore incombenza burocratica: ai quotidiani non è stata trasmessa, per quanto mi pare di ricordare, alcuna comunicazione istituzionale al riguardo. E neppure il giornale dell'amministrazione Comunale è stato utilizzato per tale scopo, nonostante sia un mezzo di comunicazione rivolto (e finanziato) dai cittadini."

Aperture di "Pizze al taglio". Quanto influisce sulla qualità complessiva del servizio offerto ai turisti?

"L'aumentare dei ritmi della vita ha fatto sì che sempre più gente preferisce mangiare velocemente qualcosa, specie durante i week end al mare: un’ampia fetta di turisti, spesso identificati con i pendolari, è stata conquistata dalle pizzerie al taglio. Attività che anche a Jesolo  stanno diventando numerosissime, per non dire in continua espansione. E’ anche vero che, in un contesto di programmazione commerciale, tali attività, rispetto alle attività che somministrano cibi e bevande, sono vere e proprie “mosche bianche”. Facili da aprire, necessitano solo dell’iscrizione al registro delle imprese e all'albo delle imprese artigiane, più l'autorizzazione della ASL che certifica se i locali sono in regola con le vigenti normative igienico-sanitarie. Per legge,poi, la pizzeria al taglio, se non in possesso di licenza comunale e l'iscrizione al REC non potrebbe somministrare bevande e i pezzi di pizza venduti, dovrebbero essere consumati fuori dal locale. In realtà, , ma in realtà la maggior parte dei locali per pizza al taglio è dotata di panchine o sedie consentendo così  il consumo all’interno della pizzeria : un problema non di facile soluzione che si ripropone come fenomeno di “contrapposizione” frontale tra pizzerie e le stesse “pizze al taglio”. Per quanto mi  riguarda, la stesura di un piano commerciale dovrebbe agire i due direzioni: A)far ricomprendere (con una modifica legislativa) le “pizze al taglio” all’interno delle autorizzazione per la definizione di un piano commerciale che occupa “l’area vasta”; B) un “blocco” all’espansione di tali attività. In questo senso  sarebbe però stato utile che il Comune avviasse tali attività  di verifica sullo stato di proliferazione di nuovi esercizi commerciali che esercitano attività con prodotti e allestimenti “take away”. Non si tratta, ovviamente, di tenere la testa sotto la sabbia e negare l’evidenza di ciò che potrà essere la "somministrazione di cibo e bevande in un prossimo futuro. Si tratta di non generare fenomeni di tensioni tra le parti (il cartello “Via delle Pizze” esposto fuori la Pizzeria Perla Nera è certamente significativo del clima che si respira in zona". 

Quanto "vale" un ponte festivo? Storia di un occasione persa (17 marzo)

Confindustria ha affermato che un eventuale “ponte” per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Itala, potrebbe causare 4 miliardi di danni all’ economia nazionale. , invece ha deciso di "boicottare" le prenotazioni per protestare contro la tassa di soggiorno. Eppure per un sistema che continua a soffrire di consumi bassi (e non sicuramente di scarsa produzione industriale), la gita fuori porta o lo shopping potrebbero aiutare a rimettere in moto la nostra economia . L’Amministrazione Comunale si è limitata ad una scarna cerimonia per il 17 marzo: ore 10.00 cerimonia dell’alzabandiera con lancio di corona sul fiume Sile; ore 10.30 narrazione della storia di Jesolo durante i 150 anni, accompagnata dalle musiche della Fanfara dei Bersaglieri.  Eppure questo anniversario cade in un anno particolarmente povero di ponti. Il 25 Aprile è Pasquetta, il 1° maggio è domenica. E’noto,poi,  a tutti gli albergatori che le strutture  alberghiere vivono in una situazione che le vede iper-utilizzate e sovraffollate nei due mesi estivi (Luglio ed agosto), mentre nel resto della stagione turistica sono sottoutilizzate. Un “ponte” in un mese come marzo, con un coerente programma di manifestazioni,  avrebbe potuto attivare il turismo culturale, quello enogastronomico e la vacanza per lo shopping. Confcommercio stima che un ponte “valga” 1,35 miliardi di euro (basti pensare che quello del 25 aprile 2008 valeva 1,8 miliardi!!). Il tira e molla sugli Inno e l’assenza di qualsiasi discussione “costruttiva” sul programma dei festeggiamenti ha prodotto un programma che assomiglia a quello del 4 novembre (Anniversario della Vittoria). Irrilevante per gli operatori economici e asfittico nella capacità di attirare potenziali turisti.

Come prevenire ondate migratorie senza cadere nella solita (e poco profittevole) retorica “emergenziale.

Le preoccupazioni di parte delle forze politiche locali sul problema di una possibile “ondata” di profughi provenienti dal Magreb hanno sicuramente un fondamento, anche se, per ora la situazione rimane tranquilla. Sarebbe però desiderabile che tutte le forze politiche adottassero una linea più attiva: non si può certamente ritenere che la riapertura dei centri di accoglienza possa ritenersi la soluzione più consona al problema. Nessun Comune, temo, vorrebbe vedere trasformato il proprio territorio come Lampedusa, dove gli “sbarchi” stanno effettivamente mettendo a rischio l’industria turistica. L’Europa sembra non avere una strategia complessiva per risolvere l’emergenza : è però necessario rimettere in moto l’idea che solo una forza civilizzatrice proveniente dall’occidente può produrre cambiamenti democratici nella regione In questo senso, la politica italiana, per la sua influenza nel Mediterraneo, ma anche quella europea ed americana dovrebbero riprendere la politica di sostegno e di sviluppo delle istituzioni democratiche in quelle nazioni per raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione della tirannia. Ciò significa incoraggiare quei Paesi a dotarsi di istituzioni ed economie “libere” . Non si tratta solo di difendere i propri interessi nazionali e “scegliere” di conseguenza. Si tratta di essere lungimiranti : di fronte ad una popolazione insoddisfatta che chiede pane (vero) e modernità non si può certo rispondere con l’immobilismo derivante dalla paura del terrorismo. Più che sanzioni e no fly zone, sarebbe importante approntare, con l’aiuto della comunità internazionale, di veri e propri centri assistenza (approvvigionamento viveri e cure sanitarie) in aree costiere “bonificate”  del Magreb (cioè prive di scontri armati). Jesolo  è uno dei  tanti comuni italiani, come Lampedusa, che non intende vivere in una costante emergenza determinata dalla presenza di profughi . Il Consiglio Comunale e la Giunta con il Sindaco dovrebbe comprendere che non ci troviamo di fronte a dei semplici “sbarchi” ma, al contrario, ad un problema nuovo che ha bisogno di una nuova strategia complessiva . Vi sono popoli che hanno fame di grano e di modernità. Come rispondiamo?

Anche Jesolo destinata al “suicidio demografico”?

Il sindaco Calzavara definisce il “Rapporto Jesolo” (supplemento a “Jesolo” , giornale dell’Amministrazione Comunale) “uno strumento di trasparenza amministrativa”. Per quanto mi riguarda lo definerei “un utile strumento di valutazione delle politiche pubbliche”. Mi riferisco alla pag.7 (“La popolazione: come cresciamo”). Si legge (in alto a sinistra): “Jesolo continua la sua crescita(?) arrivando a marzo 2009 a 25 mila abitanti. Alla data del 30 giugno 2010 la popolazione residente ha raggiunto quota 25.426. Una crescita lenta ma costante, grazie anche ai cittadini extracomunitari che attualmente rappresentano il 6,82% della popolazione residente, i cittadini stranieri della comunità europea sono invece il 3,52%. Il tasso di natalità varia di anno in anno e si assesta intorno all’8,20 % contro un tasso di mortalità di 8,80% che supera quest’anno quello di natalità. Negli ultimi anni- conclude frettolosamente ed incompiutamente l’articolo-siamo quindi cresciuti grazie al maggior numero di iscritti provenienti da altri comuni”. Le statistiche ufficiali, si sa, sono un bene pubblico indispensabile per la conoscenza ma anche un supporto utile alle decisioni che la politica prenderà per il bene di tutta la collettività: cittadini, operatori economici, parti sociali, ecc. La Città “è cresciuta”?. Nel 2001 la popolazione residente era di 22.724 (il dato è ricavabile dal grafico sottostante), nel 2009  (al 31.12.2009) è di 25.232.Qual’è la crescita della popolazione residente? Da 22.274 a 25.426 vogliono dire 3.152 abitanti in più nell’arco di 9-10 anni circa (+ 14,00% circa). Ma “quale” popolazione è cresciuta? I cittadini extracomunitari e stranieri della comunità europea sono 6,82% + 3,52% (10,34%). Il 10% sul dato del 30 giugno 2010 (25.232) significa Sono perciò solo 629 le unità corrispondenti a cittadini d origine italiana residenti: l’attuale popolazione straniera si aggira intorno alle 2.500 unità. 20% della crescita complessiva a cittadini italiani, 80% a cittadini di origine straniera. Qual’ è allora  la direzione complessiva di tale “suicidio demografico”? Stupisce che,a livello locale, questo tema drammatico non sia al centro di un dibattito culturale e politico. Se - come riferisce il breve articolo - il tasso di mortalità supera quello di natalità è evidente che anche Jesolo si avvia a diventare  una città con il minor numero di nati: e lo sarebbe già se, (un argomento di scommessa),  dalle nascite registrate si escludessero i figli d’immigrati residenti, appartenenti a famiglie di religione islamica. Che cosa significa tutto questo? Che anche Jesolo dimezzerà la popolazione nel corso di una generazione. Avremo quindi  una società “multireligiosa” o, piuttosto “multietnica”? Una città con una sensibile ed importante maggioranza musulmana costituirebbe, molto semplicemente, una città ben diversa rispetto a quella che oggi conosciamo. Si può discutere se sarà bella o brutta: di certo, non sarà più la stessa. Raccogliere la “sfida” di una consulta sulla libertà religiosa avrebbe potuto generare discussioni interessanti (e sicuramente non prive di ampi dibattiti sia in politica che nella città).

Alzabandiera presso VILLA ROBERTA.

Per onorare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, giovedì 17 marzo, presso l’albergo Villa Roberta di Piazza Trento avrà luogo l’alzabandiera. All’interno del parcheggio adiacente è stato posizionato un pennone dal quale far sventolare il Tricolore. Un medesimo alzabandiera inaugurerà l’apertura della stagione estiva: l’augurio è di ripartire con interessanti novità sul fronte dell’offerta turistica, senza dimenticare di puntare sulle straordinarie risorse ambientali di Jesolo. Ci auguriamo, inoltre che l’alzabandiera diventi il debutto di un’iniziativa che possa coinvolgere sia gli studenti del catechismo della vicina Chiesa Sacro Cuore di , sia i loro genitori . Attraverso la bandiera non ci identifichiamo solo in una storia comune. Vi è anche il riconoscimento sostanziale dei valori e dei bisogni della persona umana. Una nazione è un anima, un principio spirituale, dove tutte le persone  sono destinate a completarsi e perfezionarsi a vicenda, mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale. Una nazione è perciò una grande solidarietà creata dal sentimento dei sacrifici che sono stati fatti e che siamo disposti a fare in futuro, il desiderio chiaramente espresso di continuare la vita in comune. L'esposizione della bandiera italiana ha proprio questo significato, peraltro contenuto già nella catechesi.

Festa del 150° anniversario dell'Unità d'Italia a Jesolo: Che tristezza!!

 Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861". Ma come hanno “visto” gli jesolani ed i pendolari questa festività? Sono andato alla ricerca di italianità, non in Municipio (il cui programma è stato abbastanza triste). Debbo dire che non ho mai visto un’anziana signora (L’Italia) così maltrattata, insultata, ferita e trascurata. Mentre la storia si dimentica fin troppo facilmente. E, si sa che la storia non è fatta di sole gioie (altrimenti lo sventolio della bandiera si ridurrebbe ad una vittoria calcistica, al grido “campioni del mondo” – tre volte) ma anche di dolori, eroismi e, qualche volta di grandi errori. Ma è sempre e comunque la nostra storia (o se vogliamo la continuazione della storia dei nostri padri) e non va rinnegata. È triste vedere (e sentire) che c’è chi si vergogna d’essere italiano. Chi nega la festa (tenendo chiuso) ma non offrendo servizi ai pendolari giunti a Jesolo.  Chi la nega, al contrario, tenendo aperto per svolgere lavori di straordinaria manutenzione. Qualcuno, timidamente o, forse, all’ultimo momento, espone il tricolore. Per il resto, un’infinita tristezza. Mio padre ha issato sul pennone (nuovo) della “sua” pensione, il Tricolore. Poi (forse perché si è arrabbiato nel vedere così poca “partecipazione” (un affronto per chi ha combattuto, soffrendo, durante la seconda guerra mondiale) ha voluto installare un “bandierone” tra il primo ed il secondo piano. Forse (un pennone per l’alzabandiera è già un fatto raro, specie se collocato all’interno di un piccolo albergo) la bandiera più grande di Jesolo!! . Poi vi sono quelli che vorrebbero non essere italiani e si schierano con possibili annessioni all’Austria (“siamo lombardo-veneti”, dicono). È vero, abbiamo i nostri problemi, ma chi non li ha? E il modo per risolverli non è scansarli con altisonanti parole, ma affrontarli stando umilmente uniti, per affrontare le sfide del mondo. Ho visto una città triste,e per dirla tutta, poco “accogliente”. Eppure il Presidente della Repubblica, ancora nel 2010, nel giorno dell’apertura delle celebrazioni per i 150 anni a Reggio Emilia, aveva criticato il “Ritrarsi dall'impegno” a celebrare il 150esimo anniversario della Unità d'Italia. «Non giova a nessuno, non giova a rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle,le legittime istanze di riforma federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico». Parole chiarissime a richiamare le forze politiche al rispetto delle istituzioni e della loro storia. Il presidente della Repubblica non fa nomi, ma si legge un chiaro messaggio alla Lega quando si rivolge «a forze politiche che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano nazionale e locale.  Un occasione persa per Jesolo (anche sotto il profilo economico: un programma di manifestazioni per il ponte del 17 marzo, avrebbe favorito i consumi e le imprese.