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domenica 21 novembre 2010

95 anni fa, La Leggenda del Piave ricordava con emozione il sacrificio di tanti italiani. Ancora oggi ‘La Leggenda del Piave’ è sempre attuale.Lettera Aperta al governatore Zaia

Mancano pochi giorni all’anniversario del 4 novembre. Il corso del fiume Piave segnava la 'divisione' fra i territori occupati dall'invasore austriaco e quelli in mano agli italiani, nei quali venne organizzata la grande controffensiva che, denominata "Battaglia del Piave"(con ciò si intende quel complesso di azioni di contenimento e di difesa prima e di contrattacco poi, che si susseguirono dal novembre 1917 all'estate 1918), culminò nella battaglia finale di Vittorio Veneto. Chi non ha mai sentito, almeno una volta, “La Canzone del Piave”? “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio….”: è sicuramente una delle più celebri canzoni patriottiche . La Canzone del Piave contribuì anch’essa alla vittoria finale perché sortì un formidabile effetto sul morale delle truppe italiane e della popolazione civile. Con il suo tono gagliardo ed entusiasta (una volta Bossi affermò con sincerità che assomigliava alla Marsigliese e che la preferiva all’Inno di Mameli) , essa contribuì a risollevare la speranza in un esito positivo del conflitto. Questi versi, furono l’inno nazionale non ufficiale della Repubblica Italiana. Vorrei citare un interessante articolo pubblicato sul quotidiano Il Piave, in data venerdì, 8 Dicembre 2006. “…Giovanni Gaeta (Napoli 5 maggio 1884 –24 giugno 1961) in arte E.A. Mario è l’autore di questo inno (La Leggenda del Piave). Egli, nel 1946, fu invitato a Roma dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi. Lo statista sondò la possibilità che Gaeta componesse un nuovo inno che implicitamente avrebbe dovuto essere l’inno della Democrazia Cristiana. Come viene detto nel libro “IL CERCHIO di Franz Maria D'Asaro” De Gasperi aggiunse che sarebbe stato felice di poter raccomandare “la Leggenda del Piave” come inno ufficiale della Repubblica d’Italia al posto dell’inno di Mameli che come è noto fu “momentaneamente” scelto il 12 ottobre 1946 come inno provvisorio d’Italia in attesa della conferma di quello definitivo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’inno del Piave fu a furor di popolo usato come inno nazionale al posto della precedente Marcia reale, l’inno d'Italia dal  1861, fino ad appunto il 12 ottobre 1946.
G. Gaeta sospettoso e dal sensibile intuito, ebbe il presentimento che fra le parole del cordiale discorso di De Gasperi si celasse la sostanza di uno scambio di favori, un accordo non sentito, quindi si dispiacque rivolgendosi allo statista con queste parole "Eccellenza, io sono molto onorato di sentirmi prescelto con tanta fiducia per un così prestigioso incarico e sarei ben lieto, anzi felicissimo di aderire al suo cortese invito,se non ci fosse un piccolo ma per me fondamentale particolare ad impedirmi di scrivere un inno su ordinazione Vede, eccellenza, io le canzoni le scrivo con il cuore. Non se ne fa niente".

Incredibile, senza nulla togliere all’inno di Mameli, che solo il 17 novembre 2005, quindi addirittura quasi 60 anni dopo, il Senato abbia approvato il decreto legislativo che l’ha reso ufficiale, fissandone anche testo e musica. Da notare che pur amatissimo dagli italiani, anche nel 2005 fu difficile prendere la decisione definitiva, perché molti amavano di più “La leggenda del Piave” e molti altri ancora il “Va pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi.
Una contrapposizione tra differenti sensibilità si sarebbe detto allora. Oggi la contrapposizione  sarebbe letta come una sorta di battaglia sul “federalismo musicale”. In tempi non sospetti, il presidente dell'Urpv (Unione Regionale delle Province Venete) e presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, (comunicato stampa, Treviso 21 maggio 2010) provando a delineare alcuni scenari determinati dall'approvazione del Federalismo Demaniale, si riferì al fiume Piave chiamandolo “il primo vero fiume federalista.” Se Pontida sta alla Lombardia, il fiume Piave (verrebbe da dire) sta al Veneto. La globalizzazione amplia il senso di comunità, come difesa dall’omologazione dello Stato: le varie comunità di riferimento “ereditano” non ereditano solo il “federalismo fiscale” ma anche la consapevolezza, non astratta, della propria storia e dei propri valori. La “Leggenda del Piave”è un canto “federalista” (nonostante faccia riferimento a precisi eventi storici).  
Dalla fine della seconda guerra mondiale sono passati “appena” 65 anni. un secolo trascorso e  segnato da un'accelerazione vertiginosa di eventi, di mutamenti, greve di ideologie, di guerre. Quell’immane tragedia ,quell’insanabile tragedia ha separato il mondo di ieri dal mondo di oggi. Si è creata Tra i primi cinquant'anni del novecento e quelli successivi una frattura talmente violenta da far credere a lungo impossibile ogni speranza di ricomposizione, specialmente nel campo del costume e, quindi, della cultura, della letteratura e dell' arte. E anche nella musica. Certi canti ed inni formatisi tra fine dell'800 e gli inizi del '900, ci sembrano, talvolta, essere vissuti in uno spazio e in un tempo immani. Acquistano la dimensione della favola, della leggenda, tanto erano gli ideali estetici ed etici che ne guidavano la composizione. La “Leggenda del Piave” fu uno di quei brani
che entrò in punta di piedi in una stagione densa di eroismi romantici. Che uno o più consigli comunali del Basso Piave vogliano “discutere” sulla possibilità di intonare l’Inno di Mameli prima del consiglio stesso, può sembrare una frivola polemica in confronto dei problemi che le varie comunità del Veneto (e d’Italia) si trovano ad affrontare. Il Consigliere del PDL Lucas Pavanetto ha ragione su una questione (non da poco):  come può un poeta del passato trovare spazio nell’epoca dei “valori insani”, del materialismo cinico, nell’arida fretta di una società di “mercato”? In questa richiesta “carica di piangente nostalgia” è fatale pensare al tramonto di un’umanità sorretta da ideali e valori. Ed e fatale che tale “tramonto” si accompagni all’oblio di canzoni che hanno rappresentato quell’epoca. . Tuttavia si assiste oggi ad una rivalutazione dei sentimenti e della tradizione di una certa tradizione romantica che vuole riacquistare il loro significato originale. E’ una cosa che mi conforta, perché questo movimento può contribuire al recupero di un'epoca dove la semplicità di vita accomunava giovani educati agli stessi principi di rispetto e di parsimonia - a qualsiasi classe sociale appartenessero.  Mi chiedo sempre più spesso: perché non riuscire in qualche modo a “dare vita” a questo genere di canzoni ormai introvabile? Sarebbe bello e gratificante per tutti  “risentirle” senza alterarne il significato originale: un messaggio ai posteri, quasi un ricordo affettuoso dei nostri padri (non il solito solenne omaggio). Un modo che possa consentire a tutti,sentendo quei canti, di sentirsi attratti e incuriositi, un modo che possa far scoprire orizzonti nascosti, velati dalla nebbia del tempo ed ora finalmente svelati. La “Leggenda del Piave” non ha mai  parlato ne di conquiste ne di supremazia. Al contrario, La Leggenda del Piave dichiarava che gli italiani non erano adatti alla guerra di conquista:  il Piave dava loro il luogo e l’occasione di “fare” una guerra in quanto aggrediti. Dopo la prima guerra mondiale il sentimento nazionale di questa canzone fu sequestrato dal fascismo (la “vittoria mutilata” fu una delle questioni che determinò la nascita del fascismo). Per questo motivo, credo,  dovremmo restituire agli italiani, ma anche e soprattutto ai veneti,  il senso di un sincero sentimento di appartenenza. A  distanza di 95 anni questa canzone è sempre attuale. L’Italia, il Veneto non ha Stati nemici sulla carta, ma affronta quotidianamente problemi difficili, spesso insormontabili. La rissosità dei partiti non è stata sostituita dalla leale e dura lotta per la soluzione dei problemi.
Le relazioni ufficiali tra partiti, istituzioni e cittadini sembrano diventare sempre più precarie. I cerimoniali di regione ed enti locali hanno,fino ad ora,  rappresentato, spesso e volentieri comportamenti formali: una tutela della correttezza dell’immagine Istituzionale. Un’ attività di relazione e di rappresentanza va, però, assumendo un ruolo importante e i suoi campi di applicazione vanno sempre più ampliandosi. Fino a rappresentare valori turistici, storici e sociali del territorio. Non a caso, la provincia di Treviso ha realizzato specifici itinerari  turistici.  Secondo il cerimoniale ufficiale, le «regole scritte e non scritte» prevedono che normalmente dell'inno di Mameli sia eseguita solo la prima strofa senza l'introduzione strumentale. Dal 1970 inoltre ogni esecuzione dell'inno nazionale dovrebbe essere accompagnata da quella dell'inno europeo (l’Inno alla Gioia della Nona sinfonia di Beethoven). La proposta che vorrei farle è la seguente: potrebbe essere inserito, nel cerimoniale ufficiale della regione veneto anche l’esecuzione della “Leggenda del Piave”come inno del Veneto?

Lettera aperta al Presidente AJA sull'uso dei dati statistici.

Egr. Presidente AJA,
non avendo dati statistici inoppugnabili né un analisi dei dati di bilancio delle aziende alberghiere, mi limiterò a svolgere una serie di ragionamenti, forse inutili nel vano tentativo di inseguire la verità, spero, in ogni caso, utili per aprire un dibattito politico costruttivo tra le forze politiche e quelle economiche. Come ebbe a scrivere un famoso statistico italiano dei primi del „900 :”La verità è verità, e giova a tutti di conoscerla. La statistica dev'essere qualche cosa al di sopra dei partiti, ed estranea affatto alla politica (...) Non è a scopo di polemica che si fanno le statistiche e si forniscono gli elementi per esse. Gli uomini ... dovrebbero penetrarsi dell'idea che il contribuire alla statistica è una specie di funzione pubblica, un atto da buon cittadino, affinché governo e privati possano illuminarsi reciprocamente".
Stagione record per presenze...gli stranieri sono ritornati in Italia....TG5 ore 20.30 del 20 luglio.
Nel comunicato stampa, disponibile nel sito del Comune, si legge:
I DATI STATISTICI CONFERMANO LE POTENZIALITA’ DI JESOLO L’AMBITO HA FORNITO LE STATISTICHE UFFICIALI DELLA STAGIONE 2010 Dati statistici, Jesolo dà una forte risposta alla crisi e, soprattutto con l‟alberghiero, traina la sua economia. L‟Ambito Territoriale di Jesolo, dell‟Apt della Provincia di Venezia, ha comunicato i dati statistici della stagione 2010, che comunque ancora attendono, per la chiusura ed una valutazione complessiva, il mese di settembre. C‟era curiosità e preoccupazione, dopo i segni negativi dei mesi di maggio e giugno, determinati in particolar modo dalle condizioni meteo che hanno contrastato la ripresa. Ed invece le indicazioni sono più che positive, soprattutto in considerazione del fatto che i mesi centrali dell’estate, luglio e agosto, quelli che risultano determinanti dal punto di vista finanziario, da valutare molto di più delle cifre relative alle presenze, hanno fatto registrare dati più che positivi. Considerando che, con le sue quasi 400 strutture ricettive, il comparto alberghiero rappresenta la principale forza economica del territorio, ecco che i dati emersi confermano la tenuta della località e gettano le basi per il futuro prossimo. Nel complesso (valutando cioè il periodo gennaio-agosto e sempre per l’alberghiero) c’è stato un segno positivo, seppure marginale (più 0,1%) nelle presenze, nel mese di luglio un buon aumento ed in agosto una conferma rispetto al 2009. Analizzando alcuni dati nel dettaglio possiamo annotare dei segni positivi per le presenze di Austria (più 8,7%), Germania (più 4,3%), Polonia (più 21%), Svizzera, (più 4,2%) Russia (più 27,6%) mentre l‟Italia segna ancora il passo con un dato negativo (meno 3,6%).La sofferenza è stata registrata nell‟extra-alberghiero (meno 7,7%): un dato che dovrà essere valutato con attenzione e con i necessari approfondimenti. In questo comparto l‟Austria ha fatto registrare un calo del 4,2%, la Germania sostanzialmente alla pari con un meno 0,5%, la Polonia meno 16% la svizzera più 9,5% e l‟Italia meno 3,7%.
I dati complessivi, ovvero dell’intera potenzialità ricettiva della località, hanno fatto registrare un calo delle presenze di poco superiore del 2%. Quindi una sostanziale tenuta, considerando le valutazioni settoriali fatte in precedenza.
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Abito a Jesolo (da sempre considerata la seconda spiaggia d'Italia) e mi guardo attorno. Il "pieno (di pendolari, non turisti) durante il fine settimana. Ombrelloni vuoti e piazze semideserte la sera. Mi domando (ma la domanda potrebbe anche essere collettiva) : sono io ad avere una visione distorta della realtà oppure sono i dati statistici (e con esso la notizia) ad essere "distorti"? Non voglio naturalmente sostenere che bisognerebbe abolire le ricerche statistiche, ignorare tabelle e diagrammi. No, questo no. Ma (magari) guardarli con spirito critico, interpretarli, assolutamente sì. Ho la sensazione che, spesso e volentieri, la politica utilizzi i dati scientifici (spesso neanche tali) per legittimare la propria azione di governo. Alla lunga, però,spiace dirlo, si finisce con il confondere l‟astrazione della realtà per la realtà stessa, la finzione numerica messa in atto per reale sostanza: ed un politico, anche attento e acuto non può permettersi di sbagliare nell'interpretazione delle reali condizioni del paese o della città in cui vive. In questa "strana"
epoca postmoderna si sta allargando profondamente, quel divario fra percezione politica e percezione della realtà. I dati statistici possono essere e sono uno strumento utile. Ma, al solito, è necessario che siano sottomessi ad un analisi storica (che faciliti un giudizio oggettivamente coerente e responsabile) e all‟impegno etico-politico. Che siano aumentati gli arrivi o le presenze turistiche di una località importa poco alle persone che, debbono rimanere, per così dire "in aspettativa" fino all'arrivo dei "turisti",così come la "sofferenza" di alberghi e servizi turistici annessi non preoccupa affatto gli speculatori e i finanzieri più spregiudicati.
Non a caso ho voluto sottolinearne alcuni passaggi, al solo scopo (come ho già chiarito in premessa) di discussione. Ma ad ogni “uscita” statistica si viene “sommersi” da percentuali che dovrebbero pronosticare l‟andamento dell‟affluenza turistica. Eppure, come ben sanno coloro che si occupano di turismo in prima persona, l’andamento dell’affluenza non è più realmente pronosticabile, neppure a breve termine. Quando parliamo di statistiche è necessario fare però alcune considerazioni: prima fra tutte che le classificazioni che propone il mercato sono diverse da quelle elencate dall’ Istat ed anche da quelle giuridico amministrative delle diverse regioni. Federalberghi, approfondisce quest’aspetto in modo chiaro. Ci spiega, infatti, che a fronte di un allargamento delle tipologie ricettive utilizzate dalla clientela dovrebbero essere identificate quelle che si caratterizzano per rappresentare, comunque, una gestione di tipo alberghiero. Il mercato e le classificazioni internazionali, che non valutano le diversità giuridiche e tipologiche esistenti nei vari paesi, e tantomeno le diversità fra singole regioni, seguono propri criteri e considerano i grandi gruppi alberghieri includendo nel numero delle strutture e delle camere anche i residences, i villaggi turistici, gli alloggi agrituristici e altri ancora a condizione che siano caratterizzati da gestioni di tipo alberghiero, cioè da una reception, dalla presenza di un servizio di pulizia e di riordino e dalla possibilità di ristorazione. Si parla ormai sempre più frequentemente di centri o villaggi vacanza o, anche di resort, per indicare, appunto, un insieme di strutture ricettive, dal villaggio e dal campeggio, all’albergo ed agli appartamenti per vacanza, integrate con opzioni per il soggiorno ed il divertimento come teatri, centri benessere, tennis, vela, diving ecc. È questo un fenomeno che riguarda sia la destinazione Italia, specialmente per la sua caratterizzazione balneare e montana, sia le destinazioni estere che gli italiani scelgono per le loro vacanze. Anche l’osservatorio Nazionale del Turismo si accorge di altre mancanze, in questo caso di alcune tipologie di attività ricettive che sfuggono totalmente alle rilevazioni ufficiali di presenze statistiche: è ipotizzabile, ad esempio, che le presenze nelle abitazioni private rappresentino un universo di dimensioni pari o superiori a quello rilevato ufficialmente. Ci si potrebbe forse consolare anche col fatto che per quanto concerne i consumi turistici sono considerate solo le voci di spesa relative all‟alloggio e alla ristorazione. In realtà la spesa turistica è ben più ampia e trasversale a tutti i settori economici. Dai dati Unioncamere si stima, infatti, che per ogni euro speso nella ricettività se ne contano altri 3 in tutti gli altri settori economici. In questo modo il turismo è contato solo per un quarto della sua reale ricchezza che apporta ai territori. Vi sono poi le statistiche ad occhio (quelle che, ironicamente, “piacciono” al sottoscritto, fonte continua di polemica ed inutili talk show mediatici): se a fine agosto qualcuno canta vittoria, vantando milioni di turisti nella propria città, qualcun altro ribatterà che sulle spiagge, al 4 di agosto, non c‟è un‟anima, a parte, ovviamente, gli indigeni. Sul piano nazionale, il panorama delle informazioni sul turismo appare ancora frammentario e insufficiente a soddisfare appieno le esigenze informative, sia a livello locale che a livello nazionale. Come storicamente evidenziato, è di fondamentale importanza che le statistiche del settore si sviluppino armonicamente. A tal fine risulta necessaria, quale condizione imprescindibile, una collaborazione efficace fra produttori di dati ed utilizzatori. e produttori. Un aspetto che mi lascia interdetto, è la totale mancanza di una qualche correlazione tra e programmazione e gestione turistica complessiva della località ed il dato statistico ipotizzato come obiettivo da raggiungere. Gestire una località nel suo complesso significa conoscere le sue risorse interne e l'ambiente esterno nel quale essa opera. L'ambiente esterno si trasforma in continuazione e bisogna conoscerlo bene se no sarà difficile tradurre le sigenze di mercato in politica prima ed in Amministrazione, poi. La gestione amministrativa di una località deve essere quindi programmata nel tempo e usare conoscenze e strumenti che aiutano a stabilire dove si vuole arrivare (obiettivi) e che cosa fare per arrivarci (strumenti) per raggiungere gli obiettivi. Alla base del processo di programmazione vi è , quindi, un processo di previsione delle condizioni future. Programmare significa definire gli obiettivi da raggiungere, le strategie da mettere in atto per raggiungere gli obiettivi, gli strumenti necessari per attuare le strategie e raggiungere gli obiettivi. Collegare, però, un risicato dato statistico (anche se positivo) alle “potenzialità” turistiche della località, significa esercitare una suggestione talmente forte che nessuno riesce a sottrarsi all'idea che una simile raccolta di numeri sia necessariamente legata alla volontà di dimostrare qualcosa che procede positivamente anche al di là della crisi economica. Come Alleanza di Centro vorremmo che i risultati finanziari delle imprese alberghiere non venissero “sottratti” alla statistica. Vorremmo, in sostanza che si ricorresse anche alla valutazione del RevPAR, un modo semplice per valutare le entrate che un'azienda o una serie di aziende alberghiere. Il dato incorpora infatti sia l'occupazione sia i prezzi delle camere: un barometro della salute di un‟attività alberghiera. E sostanzialmente di tutta la località turistica. Il calcolo del RevPAR è abbastanza semplice (mi corregga se ho sbagliato qualche conto). Basta dividere i ricavi totali generati in un periodo per il numero di camere disponibili. Per esempio, supponiamo che le una albergo gestisca 50 camere per un periodo di 100 giorni (operativamente il periodo stagionale estivo). Le camere,ipotizziamolo, sono state occupate per il 75% a un prezzo medio giornaliero di € 120 (camera doppia).
Le entrate totali per i 100 giorni sarebbe stato calcolato come segue: 50 stanze x 100 giorni x 120 euro ADR x 75% di tasso di occupazione = € 450.000.
Quindi, il numero totale di camere disponibili sarebbero 50 x 100 giorni = 5000.
Infine, dividendo 450.000 euro in ricavi per 5.000 (tot. Camere disponibili) si ottiene un RevPAR ovvero una cifra di 90 euro, vale a dire l'impresa ha avuto un guadagno medio di circa 90 euro per ogni stanza per notte .
Oppure, si può semplicemente moltiplicare l'occupazione del periodo per il prezzo medio giornaliero (ADR) pagano per camera: € 120 x 0,75 = € 90.
Un confronto utile tra alberghi della stessa categoria (ma anche tra alberghi di categoria diversa) potrebbe, a mio avviso, riservare delle sorprese. Immaginiamo (è solo una simulazione senza dati reali) di avere 3 aziende alberghiere (A,B,C) simili per numero di stanze, ma con diverso ADR.
Azienda
ADR
Occupazione
2010 RevPAR (variazione 2009/2010)
A
221 €
98%
217 euro (+11,3%)
B
140 €
96%
135 euro (+5,5%)
C
271 €
95%
257 euro (+4,5%)

Andrea Bafile, Eroe dimenticato?

Andrea Bafile, militare italiano, tenente di vascello della Regia Marina, insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria…. Per anni molti cittadini jesolani si saranno imbattuti , frequentando Piazza Brescia (a Jesolo) , in un busto  (dedicato ad Andrea Bafile)  posto in posizione baricentrica rispetto alla piazza,:… Bafile ?! Chi era costui? Probabilmente nessuno si è mai posto tal domanda. Anzi, molti saranno rimasti indifferenti  … Ma le cose cambiano solo quando il busto sembra “sparire” per fare posto ad una “nuova” Piazza… Ogni giorno per molti (forse oggi, pochi) quel nome, Bafile, all'apparenza così normale, rappresentava il simbolo di tutti coloro che per noi hanno combattuto soffrendo e di cui ingiustamente si è persa la memoria. Probabilmente qualcun altro, invece, si sarà chiesto che senso abbia  commemorare un personaggio come Bafile, autore di imprese più o meno condivisibili. Forse la risposta sta nella “scomparsa” (forse temporanea) del busto dalla Piazza. Già, la piazza.
La piazza, come luogo fondamentale dell’incontro e dello scambio, in cui si intrecciano cultura e storia, simboli e tradizioni:  centro vitale della città, rappresenta una sorta di palcoscenico dell’identità e del senso di appartenenza di una comunità. Uno spazio pubblico privilegiato, quindi, separato e distinto, portatore di significati culturali e di funzioni peculiari. In quanto “scena” della vita collettiva è anche costruzione “ideologica” di miti e riti della strategia del potere. La questione del rapporto tra la piazza e il potere politico nella storia di questo Paese rappresenta una sorta di “destino strutturale” degli spazi cittadini:la piazza come  luogo in cui il potere pubblico fa mostra di sé, si ostenta al popolo; la piazza, in quanto spazio “simbolico del popolo che agisce, si raduna, si riconosce e si mostra. La “conquista della piazza” ad opera delle masse popolari, innescata dalla “primavera dei popoli” del 1848, si proietterà nei decenni successivi in Italia, in particolare dopo il compimento del Risorgimento con l’unificazione nazionale guidata dalla dinastia monarchica dei Savoia. E tuttavia, nell’Italia liberale post-unitaria, sarà lungo e difficoltoso il riconoscimento di una piena legittimazione dei movimenti sociali e delle forze politiche che si propongono come “contropotere” rispetto all’assetto politico esistente. La modernizzazione tumultuosa ha trasformato tante piazze in anonime aree di parcheggio: in realtà, in questi ultimi anni di questo nuovo secolo, l’uso politico della piazza ha, in una certa misura, ripreso forza e vitalità, in quanto si è voluto “fondere” la piazza mediatica con quella reale. Si può affermare, senza ipocrisie, che l’utilizzo di architetti di fama internazionale (i cosiddetti "archistar") per la riqualificazione delle piazze italiane (in questa modernità o post-modernità che tende a mettere in discussione la memoria e la storia), si caratterizza, spesso e volentieri per la superficialità progettuale, per l’annichilimento destrutturante della loro storia e tradizione. Continuo a notare, opportunamente, una grande ansia di richiamare esigenze di etica, di valore, magari rivisitando la storia. Temo però che grandi soluzioni con questo approccio non si troveranno. Soluzioni vere si produrranno solo se si ha il coraggio di essere noi stessi testimoni di verità. Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita, come può farlo lo studente che la  ricerca con la passione dello studioso. O, come può farlo anche il rappresentante istituzionale di una comunità (sia esso il Sindaco che l’assessore o il consigliere)costantemente in comunione e comunicazione con i propri cittadini. O, ancora,il Presidente di un associazione come quella dei Marinai d'Italia. La verità quindi va cercata, trovata ma a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. Accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale, significa far “rivivere” la libertà responsabile delle persone. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio. A Jesolo, dopo un 4 novembre in sordina, la mia domanda rimane lì, inevasa: dov’è la testimonianza di Andrea Bafile? Dove sono i cittadini jesolani e le sue istituzioni?

“ SALVIAMO I PREZZI”. Il coordinatore di Alleanza di Centro chiede al mercato di non svalutare il prodotto turistico al ribasso.

 Gli albergatori jesolani, insieme alla loro associazione più rappresentativa, l’AJA, dovrebbe rivoluzionare le proprie tattiche commerciali. Mi riferisco sia all’ormai “accettata” abitudine di molte agenzie viaggi di offrire richieste di servizi alberghieri a prezzi stracciati, sia alla volontà di alcuni albergatori di offrire camere a prezzi  estremamente bassi. La palla di cristallo, nel turismo, non serve a molto, ma, intuitivamente,  la stagione 2010 ha trasformato il pricing in un labirinto. Sarebbe interessante alzare il velo sulla questione tariffe. C’è stato un modo di affrontare la crisi che ha portato gran parte delle attività ad “incentivare” il cliente con il prezzo. Se un azienda alberghiera, storicamente,  pensava di acquisire più clienti riducendo i margini e compensando con vendite di camere maggiori, adesso si vorrebbe “educare” il cliente a comprare ad un prezzo che non è più quello reale. Per cui si potrebbe anche essere commercialmente contenti, come il Sindaco ha dichiarato, citando il dato statistico positivo frutto delle “potenzialità” della località. Un po’ meno sul lato economico. Con i prezzi al ribasso, la qualità del prodotto turistico complessivo  (o quantomeno la sua percezione) diventa piatto. Con i  prodotti turistici (leggi anche servizi alberghieri), il prezzo non lo fa più, evidentemente, ma il mercato. E il mercato fa quello che gli conviene, ovvero calare il prezzo. Aggiungo che se anche le agenzie viaggio si appiattiscono su questo meccanismo, è inevitabile che questo incida sulla distribuzione dell’offerta. Qual è allora la tattica commerciale da perseguire? Gli operatori si sono dimostrati, fino ad ora, meno ottimisti quando si tratta di parlare di questioni legate alla riduzione del prezzo. Nel settore non ci sono barriere d’ingresso a tariffe ridotte: porre un limite alla riduzione delle tariffe alberghiere non produrrebbe alcun risultato. Restano due possibili soluzioni. La prima: perseguire la strada del dialogo tra operatori turistici, agenzie viaggio e tour operator allo scopo di condividere regole comuni . Oppure optare per una segmentazione delle stesse agenzie in “livelli”, in base alla capacità di vendita. Una sorta di “classificazione” delle agenzie, forse a rischio contestazione da parte delle stesse, che lavorino, però, in funzione del volume delle “vendite” alberghiere. In questo caso, però, è necessario che tutte le aziende alberghiere facciano per così dire “massa critica”.

LA PULIZIA DEGLI ARENILI OVVERO COME VALORIZZARE E RECUPERARE IL MATERIALE ORGANICO SPIAGGIATO.

Il consigliere del PDL, Fabio Visentin , uno tra i primi ad occuparsi dei costi relativi al materiale spiaggiato durante l’ultima, devastante, ondata di maltempo  lungo tutto il litorale jesolano ha ritenuto doveroso  chiedere al sindaco Calzavara e all'amministrazione di poter beneficiare di un contributo regionale per i costi sostenuti da Alisea Spa per recuperare tutti i detriti lungo l'arenile. I dati parlano da soli: si parla di un intervento di 1 milione di euro lungo tutta la costa venezianaLo stesso Pres. Dell’Alisea S.p.A.  spiega come dall'inizio dell'anno sono state già smaltite, presso la discarica di «Piave Nuovo», oltre 4.000 tonnellate di rifiuto spiaggiato per un costo complessivo di oltre 700 mila euro, cui andranno ad aggiungersi quelle che verranno raccolte in questi giorni. Al coro delle richieste di contributi si associano anche i sindaci del litorale che vorrebbero, appunto, far inserire la pulizia delle spiagge tra i costi dell’alluvione. Senza scomodare i soliti contributi a fondo perduto, utilizzabili peraltro solo in situazioni contingenti e straordinarie, nessuno ha ritenuto di risolvere il problema dei rifiuti spiaggiati in nuove opportunità di raccolta e riciclo del materiale stesso. Questo la dice lunga sulla capacità di affrontare in modo flessibile i problemi di natura ambientale : l’aumento della tariffa di smaltimento dei rifiuti e la diminuita disponibilità di spazio nelle discariche dovrebbe costringere tutte le Amministrazioni comunali a cercare soluzioni alternative al semplice ma oneroso conferimento in discarica del materiale indifferenziato. E, implicitamente, a richiedere un contributo per evitare che lo stesso conferimento incida in maniera significativa sulla TIA. E’ però anche a tutti noto che realizzare soluzioni  in assenza di un contesto normativo specifico in materia, può portare a notevoli contraddizioni: mi riferisco alle considerazioni riguardanti lo stesso materiale  spiaggiato in alcune circostanze una “risorsa” ed in altre un “rifiuto”. Alcune indagini bibliografiche avrebbero però consentito la possibilità di verificare le modalità di gestione degli ammassi vegetali piaggiati. Per quanto riguarda più specificamente il compostaggio è utile riportare l’esperienza di Denya, comune della regione di Valencia in Spagna. Con il sostegno finanziario dello strumento LIFE Ambiente (concesso dalla Commissione Europea nel 1996 per il carattere innovativo del progetto), la municipalità di Denya, sotto la supervisione dell’Università Politecnica di Valenzia, ha realizzato un impianto di compostaggio in grado di trattare circa 15.000 mc/anno di residui vegetali. Il progetto era nato dall’esigenza di rimuovere ingenti quantità di alghe e fanerogame marine, spiaggiate in grande quantità lungo la costa della municipalità di Denya, e di smaltire rilevanti quantitativi di scarti di manutenzione del verde pubblico e privato (circa 60.000 mc/anno. Il ciclo di trattamento utilizza la tecnica del cumulo rivoltato all’aperto, con aerazione forzata: da tale decomposizione viene ottenuto un compost di apprezzabili caratteristiche agronomiche,con deboli limitazioni e ricco in oligoelementi, particolarmente indicato per impieghi nella vivaistica, negli interventi di riforestazione o di recupero ambientale. E’ solo, chiaramente un esempio di come possa essere utilizzato il materiale di natura organica. In ogni caso, da un punto di vista medio - ponderale,  il materiale indifferenziato proveniente dalle operazioni di pulizia delle spiagge risulta una miscela di RSU (<10%), materiale organico marino (>45%) e materiale inerte di spiaggia (>45%). Su circa 4000 tonn/anno di materiale indifferenziato proveniente dalla sola pulizia straordinaria degli arenili , oltre il 70% in peso è costituito da sabbia e ghiaia. Seguendo sempre le solite medie ponderali, su 100 m3di materiale indifferenziato raccolto con mezzi meccanici , un percentuale compresa tra i 35 ed i 42 m3 di sabbia verrebbe asportata dagli arenili. Inevitabilmente, la pulizia degli arenili effettuata con mezzi meccanici può causare l’asportazione definitiva di importanti volumi di sedimento dalle spiagge ed incidere negativamente sui bilanci sedimentari di spiagge, come ad esempio quella di Jesolo, caratterizzata da fenomeni erosivi. Ai fini della individuazione di una linea di corretta gestione dei detriti vegetali spiaggiati è in primo luogo fondamentale comprendere se questi debbano, o meno, essere
considerati come rifiuto; in tal senso viene fatto riferimento alla attuale normativa sui rifiuti.
- D. legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 e relativi decreti di attuazione.
Ad una attenta analisi della normativa si osserva che i detriti vegetali spiaggiati, le piante marine e le alghe non siano chiaramente definibili come rifiuti. L’articolo 7 del D.L.22/97 (Classificazione) definisce semplicemente come urbani i rifiuti giacenti sulle spiagge ma non definisce rifiuto tutto quello che giace sulle spiagge. Negli elenchi della normativa (nazionale o comunitaria) manca alcun riferimento specifico a tali materiali come rifiuti. Tra l’altro essendo prodotto da un meccanismo naturale non si individua né un produttore né un detentore. Contrariamente a tutto questo, l’interpretazione data da esperti della materia rifiuti confermerebbe l’appartenenza alla categoria di rifiuto del materiale spiaggiato poiché, pur trattandosi di un prodotto naturale, questo avrebbe comunque terminato il suo ciclo naturale e la sua funzione, e certamente diventa rifiuto nel momento stesso in cui viene raccolto (mescolato o meno con rifiuti veri e propri). Volendo comunque accettare una visione restrittiva della normativa, le alghe sono classificabili come rifiuti urbani esterni e non, come spesso sostenuto, rifiuti speciali. Devono inoltre essere considerati non pericolosi poiché non sono presenti nell’allegato B dei rifiuti pericolosi. Quando tali materiali, frammisti ad altri chiaramente identificabili come rifiuti (oggetti plastici, contenitori, ecc.) vengono raccolti unitamente a questi, è inevitabile che vengano considerati contaminati e quindi classificati anch’essi come rifiuto. Tuttavia una raccolta mirata dei soli materiali “contaminanti” lascerebbe a terra le frazioni naturali. Sempre in relazione agli aspetti normativi, per quanto riguarda la compostabilità delle biomasse vegetali spiaggiate, è necessario considerare il D.M. 27 marzo 1998 - modificazione all’allegato 1C della legge 19/10/1984 n. 748 e s.m.i. (recentemente è stata abrogata dal Decreto Legislativo n. 217/2006) recante nuove norme per la disciplina dei fertilizzanti - che esclude la presenza “alghe e piante marine” tra i componenti degli ammendanti organici naturali (produzione di compost di qualità). Si tratterebbe quindi di materiali non compostabili per effetto della possibile concentrazione di metalli pesanti. Inoltre questi materiali non sono compresi nelle tipologie dei rifiuti compostabili indicate dal D.M. 5/2/98. Vale a dire che tali materiali sono esclusi dalla procedura semplificata di trattamento dei prodotti utilizzabili per la produzione di compost. Le soluzioni potrebbero scaturire però dall’istituzione di un tavolo tecnico predisposto dalla Provincia in funzione dell’interpretazione della normativa vigente. Una serie di linee guida basate sul principio che le biomasse in quanto elemento naturale del fragile ecosistema costiero, non possono essere considerate un rifiuto, potrebbero realizzare indicazioni tecniche e di comportamento non solo per le imprese che si occupano di asporto rifiuti, ma anche per i gestori e per coloro che utilizzano la fascia costiera a scopi ricreazionali e di lucro. Questo, ovviamente, nell’ottica di una gestione integrata e “razionale” dell’ambiente costiero. L’auspicio è che tale tavolo tecnico possa essere di riferimento alla Regione Veneto ed al Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di una normativa specifica in materia. Va inoltre ribadito che la pulizia, effettuata con mezzi meccanici che asportano insieme al materiale antropico e vegetale anche molta sabbia, producono quantità notevoli di “rifiuti” da smaltire in discarica e provocano diversi danni ambientali sia durante la fase di raccolta che di smaltimento. L’asportazione diretta di sabbia incide negativamente sul bilancio sedimentario della spiaggia, spesso già critico per l’erosione del moto ondoso e per la mancanza di apporti di materiale fluviale, mentre l’asportazione delle biomasse in particola modo vegetali  aumenta l’esposizione della spiaggia al moto ondoso e la priva di nutrienti fondamentali per le comunità che la abitano.

Ciclo dei rifiuti: il Comune deve informare e far conoscere. “Caro Assessore all’Ambiente, senza partecipazione non si va da nessuna parte!”

Il ciclo dei rifiuti ha bisogno di una rete civica dotata di strumenti organizzativi e di comunicazione. In essa, sia in comitati di zona che tutte le associazioni iscritte all’albo comunale dovrebbero investire le loro energie ed il loro impegno. E’ importante che le Istituzioni portino tra la cittadinanza delle informazioni tecnico/scientifiche sul tema dei rifiuti e sui problemi e rischi che pone l’ipotesi di incenerimento e/o di stoccaggio in discarica. Non lo ha fatto la Regione al momento di concepire il Piano regionale dei rifiuti, non lo ha fatto il Comune al momento di varare il piano per la raccolta differenziata porta a porta. L’Assessore competente ovrebbe inoltre dichiarare, in base alle direttive europee in tema di smaltimento rifiuti, che “il trattamento termico dei rifiuti “ (leggi “termovalorizzatore”) non sarà mai sostitutivo della raccolta. La questione della raccolta differenziata fa affiorare, con grande evidenza, il problema della mancata trasparenza e della partecipazione. Infatti, mentre il consiglio comunale è impegnato a polemizzare sugli aumenti “più o meno congrui” la Giunta non provvede minimamente a far conoscere (e magari anche discutere!) il progetto di raccolta differenziata porta a porta (appena cominciato al Paese): non è ancora emerso né il piano finanziario, né il piano di estensione della raccolta differenziata. La raccolta differenziata porta a porta è cominciata a Jesolo Paese.  Ma quando sarà a Jesolo Lido, cioè nelle aree abitative nelle quali si concentrano le presenze turistiche e di conseguenza, il grosso della produzione dei rifiuti? Quanto tempo (mesi, anni) durerà, e con quali fasi e tappe, l’estensione della raccolta porta a porta a tutto il territorio comunale? E non è noto nemmeno quanto sarà investito nell’operazione e quale sarà il ricavo utile. Eppure si parla sempre della necessità di aumentare in misura notevole la Tia, magari lasciando pensare ai cittadini  che la colpa dell’aumento sia nei costi per l’avvio della raccolta differenziata o  del porta a porta. Sarebbe un bell’autogol, specialmente se vediamo che in tutti i comuni in cui si è avviata la raccolta porta a porta , la Tia è diminuita in modo considerevole. In questo quadro, il coordinamento ADC (Alleanza di Centro) di Jesolo ritiene che sia giusto ed utile che i cittadini si strutturino in rete civica: si realizza così una continua opera “di informazione e sollecitazione del dibattito”: al contempo chiede che il Comune assuma a pieno il suo ruolo e organizzi una reale, ampia opera di seria informazione scientifica , anche in contraddittorio, e di partecipazione popolare al dibattito su una questione così importante come  il ciclo integrato dei rifiuti. Prima di arrivare a conclusioni che prevedono aumenti considerevoli delle importi TIA,caro Assessore all’Ambiente, parliamone in pubblico!

"Pulire la spiaggia" o rinunciare a "Miss Italia nel Mondo"? L'enigma di una Giunta che non c'è.Lettera Aperta.

Egr. Vicesindaco,

"Se servono i soldi per pulire la spiaggia e non si trovano, o alziamo la Tia o iniziamo a prenderli,ad esempio, rinunciando a Miss Italia nel Mondo".
Questa è la dichiarazione che appare sul quotidiano LA NUOVA VENEZIA di domenica 14 novembre 2010. E, sulla stessa linea di quanto già apparso sullo stesso quotidiano il giorno precedente. Vorrei, sinteticamente, se posso, spiegarle la mia posizione, senza tuttavia "confondermi tra i favorevoli ed i contrari". La promozione turistica non è solo il consenso che può "attirare"una manifestazione conosciuta a livello nazionale, come Miss Italia nel Mondo. E'necessario che dietro la manifestazione stessa (al di là dell'enfasi derivante dagli ascolti e dallo share stesso) vi sia una strategia brillante che permetta al "prodotto televisivo"di entrare in una logica coerente con l'immagine della località. E, l'esecuzione di una strategia comunicativa non è solo il tentativo di migliorare le performance di una località (leggi presenze o occupazione camere) tramite, appunto, la scelta di un format televisivo, peraltro "datato" rispetto ad altri a maggior impatto. Perché molte  destinazioni subiscono un forte calo di visitatori? E, invece, i viaggi on-line sono cresciuti? Pochi hanno capito che non si possono controllare la quantità di viaggio per una destinazione turistica. E se non è possibile valutarlo on-line, dove il ritorno di investimenti è più direttamente valutabile rispetto ad uno share televisivo, è evidente che l'impatto promozionale ha un risultato se dietro la cosiddetta "pubblicità" vi è una solida strategia che trasformi la destinazione Jesolo in una sorta di "eroe" della destinazione, e nello stesso qualificare un qualunque albergo come una preziosa risorsa di destinazione per il cliente. L'immagine sì, ma perseguita nella coerenza del prodotto turistico offerto che non è quello, spiace dirlo, dell'illusione del "perfect day". Questo il primo ragionamento. Veniamo al secondo, direttamente collegato con il primo.  Ammettiamo che , appunto, al di là delle possibili critiche  sulla manifestazione, non vi sia un'altra strategia da contrapporre al quella fino ad ora perseguita. Si può essere delusi da una strategia, ma non si può rinunciare alla stessa "perché mancano i soldi per pulire la spiaggia". L'Amministrazione Pubblica, quale management della cosa pubblica, deve guardare al di là delle linee di riporto de delle caselle della contabilità: invece di cercare delle soluzioni per ridurre i costi di asporto rifiuti (e non aumentare così la TIA), la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto concentrarsi sul miglioramento dell'esecuzione della raccolta differenziata da parte della società partecipata ALISEA S.p.A. Se la stessa è orientata al micro-management e non si concentra sull'obiettivo del ciclo integrato dei rifiuti (anche per abbassare la stessa TIA alle imprese), vuol dire che la stessa società è poco propensa alla responsabilizzazione. Forte di questa consapevolezza, l'Amministrazione Pubblica avrebbe dovuto mettere a punto un nuovo modello di management che definisca esattamente chi è responsabile e di cosa , mettendo in relazione performance e ricompense o sostituzione di personale e manager: ciò obbliga gli amministratori a soddisfare determinate aspettative del pubblico servizio. Qual è allora  il significato di due posizioni in antitesi tra loro, "pro" o contro" Miss Italia nel Mondo? Mi pare evidente: invece di concentrare strategie (e risorse)  nella risoluzioni di "grandi sfide" per la città, la sfida si trasforma in quella
"canonica": trovare un "equilibrio" tra le varie componenti politiche che costituiscono il governo della città a scapito della governance della città.
In un mondo "globalizzato" la vera sfida è realizzare un percorso complessivo di crescita economica e sociale della città.